Come uscire dal Bunker in 5 mosse

Come uscire dal bunker? Una domanda che spesso attanaglia la nostra mente quando ci ritroviamo con la palla infossata dentro la sabbia, situazione che ci mette in grossa difficoltà. È successo anche a te, non è vero? Certo se guardiamo i professionisti, sembra tutto davvero facile. E in fondo, in parte è vero: se si parte con delle buone basi, a cominciare dall’address e da altre mosse che andremo a vedere, sarà un colpo più facile del previsto.

Vediamo ora 5 semplici step da seguire per uscire dalla sabbia senza paura. Spesso è proprio quest’ultima che ci impedisce di effettuare al meglio un colpo che i campioni effettuano in grande scioltezza. Sono consigli che provengono dall’esperienza diretta, dai testi letti, dalle lezioni sul campo, e da quelle online.

1 Come uscire dal bunker? Colpisci la sabbia sotto la palla!

Paradossalmente, il colpo dal bunker è uno dei più semplici per un altrettanto semplice motivo: non dobbiamo prendere la palla! Come in acqua, il nostro bastone deve entrare prima nell’ostacolo: nel nostro caso sarà la sabbia a spostare e far uscire la nostra pallina! Non c’è contatto diretto tra il nostro ferro e la palla, altrimenti sarebbe un normale colpo pieno. Dovremo prendere però la sabbia sotto la palla: se ne prendiamo troppa e troppo presto, l’effetto sarà un rallentamento eccessivo del nostro swing, e molto probabilmente non usciremo dalla situazione tanto odiata. Una regola generica, è quella di entrare nella sabbia cinque centimetri prima della palla.

2 Scegli un ferro aperto e apri ulteriormente la faccia

Generalmente, dal bunker si sceglie un sand wedge, un 56 gradi ad esempio. Il bounce del bastone sarà il nostro miglior alleato per “tagliare” la palla, a cui aggiungeremo un’ulteriore apertura della faccia (di qualche grado) per aumentare il loft. Nel nostro swing, dovremo stare attenti a mantenerla sempre aperta.

Come suggerisce Willy Pasini nel suo L’arte del golf, dal bunker possiamo immaginare la palla come se fosse sul tee di partenza. In questo caso un tee piantato nella sabbia: bounce e faccia aperta ci permetteranno di passare sotto la nostra palla, immaginando di colpire solo il nostro tee, per i motivi spiegati in precedenza.

Si può anche immaginare la pallina come un tuorlo d’uovo o un bicchiere di vino: a noi spetterà il compito di posarli fuori dal bunker (sul green se siamo in prossimità) senza rovesciarli.

Ricordiamoci anche di impugnare il bastone più corto, per avere un maggior controllo.

3 Posizionati a sinistra

La sinistra deve essere il nostro punto di riferimento.

Più a sinistra posizioneremo la pallina (fra il centro e il tallone sinistro) – per avere un angolo di attacco più verticale, uno swing dall’alto verso il basso e maggior loft -, a sinistra ci allineeremo per compensare la faccia aperta che punta a destra, il peso stesso del corpo sarà maggiormente sul piede sinistro. Lo stance sarà leggermente aperto.

4 Scivola con i piedi dentro alla sabbia

Dentro al bunker è necessario scivolare con i piedi ben dentro la sabbia per avere maggiore stabilità (fletti le ginocchia e mantieniti ben saldo, in perfetto equilibrio) e un baricentro più basso, in questo modo – a parità di condizioni con un comune swing – sarà più facile entrare sotto la palla. Questo sistema ci aiuterà anche a capire la consistenza della sabbia stessa, così da modulare di conseguenza la scelta del bastone e del tipo di colpo.

C’è un ultimo punto, davvero essenziale per uscire dal bunker in maniera ottimale. Ti chiedo solo una piccola condivisione sul tuo social preferito per aiutare il mio lavoro, ho speso tanto tempo a scrivere questo post. Grazie!

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5 Esplodi il colpo

Per uscire dal bunker è necessario entrare con decisione nella sabbia per contrastarne la consistenza che ostacola il bastone. Spesso c’è la tendenza a frenare il bastone all’impatto, invece che lasciarlo andare “dentro” la sabbia ed esplodere il colpo: sarà necessaria infatti una maggiore energia per andare contro i granelli di ostacolo. Il colpo da bunker è detto infatti “explosion” o “blast” o “splash shot”, termine usato da John Jacobs. Dobbiamo sempre pensare a far arrivare la sabbia ben fuori dal bunker, con una notevole accelerazione all’impatto.

Per uscire al meglio dal bunker, intervengono numerose variabili: la sensibilità individuale, la consistenza della sabbia stessa e la distanza dal green, che determinerà anche se usare il già citato 56 gradi o magari un pitch wedge.

Se c’è tanta sabbia soffice ci vuole maggiore esplosività e uno swing completo, tanto da fare una bella zolla per far uscire la nostra palla. Se di sabbia ce n’è poca e sembra di essere su un terreno duro ci vorrà minor forza (per la minor resistenza che incontreremo) e quindi basterà un mezzo swing, ad una velocità più bassa. Se invece la sabbia è  bagnata sarà decisamente più pesante e bloccherà il nostro swing: anche in questo caso massima velocità nel downswing, cercando sempre di mantenere il corpo ben saldo. Anche quanto è affossata la nostra pallina, determinerà il tipo di swing, ripido e verticale nel caso sia “circondata” da quantità notevole di granelli.

 

Quasi scontato aggiungere che una buona pratica è necessaria e ci permetterà di prendere confidenza con una situazione che troppo spesso ci mette in crisi. Allenarsi con costanza ci aiuterà ad avere meno soggezione.